Direttiva europea SUP: la plastica monouso messa al bando

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Passo storico nella direzione della lotta all’inquinamento dei mari. Secondo Bruxelles e la Commissione Europea, infatti, l’80% dell’inquinamento da plastica dei mari deriva da rifiuti plastici. Il 3 luglio, il governo italiano sarà chiamato a recepire la direttiva europea “Single Use Plastics”.

Plastica monouso al bando, o quasi

L’articolo 5 della direttiva europea 2019/904 del 5 giugno 2019 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente afferma che alcuni prodotti plastici ad uso singolo e facilmente disperdibili nell’ambiente non saranno più accettati sul mercato. In questa lista di prodotti plastici sono contenuti anche i prodotti oxo-degradabili. Prodotti in plastica convenzionale (PE, PP, PS, PET) additivati con sostanze che ne aiutano la frammentazione sotto l’effetto del calore e della luce UV.

La lista dei prodotti che verranno messi al bando è piuttosto lunga:

  • cotton fioc,
  • piatti,
  • posate,
  • cannucce,
  • mescolatori per bevande,
  • aste per palloncini,
  • tazze,
  • contenitori per alimenti e bevande in polistirene espanso.

Tutta un’altra serie di prodotti monouso invece viene colpita limitando e riducendone il consumo. Si parla di attrezzi per la pesca, sacchetti, bottiglie, filtri per tabacco, articoli sanitari, salviettine umidificate, contenitori per alimenti e bevande in polistirene. In questo caso si assisterà all’emissione di schemi di etichettatura nuovi e responsabilità ambientale estesa per il produttore seguendo il principio del “chi inquina paga”.

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pixabay.com

Ciascun prodotto di plastica monouso, appartenente a questa seconda categoria, infatti, immesso sul mercato deve presentare sull’imballaggio o sul prodotto stesso una marcatura in caratteri grandi, chiaramente leggibili e indelebili che comunica ai consumatori le modalità corrette di gestione del rifiuto per il prodotto, per lo stesso prodotto, le forme di smaltimento dei rifiuti da evitare, in linea con la gerarchia dei rifiuti e la presenza di plastica nel prodotto e la conseguente incidenza negativa sull’ambiente della dispersione o di altre forme di smaltimento improprie del rifiuto.

I produttori dei prodotti di plastica monouso, inoltre, dovranno farsi carico dei costi delle misure di sensibilizzazione volte a informare i consumatori. Dovranno inoltre incentivarli ad adottare un comportamento responsabile per ridurre:

  • la dispersione dei rifiuti derivanti da questi prodotti,
  • i costi della raccolta dei rifiuti per tali prodotti conferiti nei sistemi pubblici di raccolta, inclusa l’infrastruttura e il suo funzionamento, e il successivo trasporto e trattamento di tali rifiuti;
  • i costi di rimozione dei rifiuti da tali prodotti dispersi e il successivo trasporto e trattamento di tali rifiuti.

Un problema italiano

L’Italia è il primo produttore europeo di plastica. La direttiva europea SUP avrà sicuramente impatto a livello industriale e occupazionale. Queste linee guida, infatti, chiudono un intero settore industriale. Carlo Bonomi, attuale presidente di Confindustria, afferma che, proprio a causa dell’impatto che questa direttiva potrebbe avere sul tessuto industriale italiano, si potrebbero ottenere dei criteri di adozione attenuati.

La linea italiana si costruisce su due punti principali:

  • il primo riguarda la mancata messa in conto, da parte della UE, delle bioplastiche o delle plastiche biodegradabili e compostabili, nei prodotti usa e getta;
  • la seconda riguarda il mancato riconoscimento della sostenibilità dei prodotti monouso in carta ma ricoperti da un sottile strato polimerico che li rende impermeabili a liquidi e grassi.

A Bruxelles però queste mozioni paiono fuori luogo, e fuori tempo massimo, perché la Direttiva SUP è di due anni fa. I produttori si trovano oggi impreparati, nonostante questo tempo di preparazione. Il divieto di commercializzazione non riguarderà le borse sottili utilizzate per la spesa e per il compostaggio di rifiuti.

Bioplastiche

Secondo la commissione europea, inoltre, le evidenze scientifiche per affermare che plastiche biodegradabili a contatto con l’aria siano biodegradabili in tempi brevi anche immerse in acqua non esistono. È questo il motivo secondo il quale la direttiva non prevede differenze di trattamento fra gli oggetti monouso compresi nella lista e messi al bando, che siano fabbricati con plastiche normali o biodegradabili.

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pixabay.com

Quanto a bicchieri, coppe e contenitori alimentari fabbricati in carta ma con pellicola di plastica, la direttiva non mette al bando questi oggetti in modo immediato, come succede ad esempio per le forchette e i piatti di plastica. Produzione e consumo di contenitori alimentari, bicchieri e coppe di carta rivestiti in plastica dovranno invece essere oggetto di una riduzione progressiva, imposta da ciascuno Stato membro, nel periodo 2022-2066. La riduzione resta valida anche se non diminuisse la produzione di questi contenitori, ma si assottiglia il loro strato di rivestimento in plastica (che oggi è attorno al 5-10 per cento, in peso, del prodotto finale).

Autore
Rosario Tolomeo

Laureato in Ingegneria Chimica. Ingegnere abilitato dal 2018.
Ingegnere di processo e consulente prima, Ph.D. Student in Industrial Engineering, presso l’Università degli Studi di Salerno, su veicoli elettrici e batterie al litio ora. Autore su energycue.it da maggio 2019. Segretario e responsabile della comunicazione presso adiunisa.it.
Appassionato di tecnologia, scienza, Giappone, energia e sostenibilità a tutto tondo.

Fonti
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